«Dio
mi ha assolto. Anche il popolo del Centrafrica mi ha
assolto. Ora non devo più niente a nessuno. Né
a Dio né al popolo». «Sono sopravvissuto
a diversi attentati. E a molti progetti di attentato.
Hanno cercato di uccidermi a scuola, da ragazzino, ammazzando
le guardie del corpo. Ma oggi sono qui». «I
giornali hanno già emesso la loro sentenza, ma
a chi se ne sta comodamente seduto in pantofole pensando
di poter giudicare il passato, ricordo che le circostanze
storiche non le avevo decise io. Ho avuto solo l'ingrato
compito di scegliere il minore dei mali». «Mi
fanno passare per un killer. Ma io ero un politico.
Avevo degli ideali. Se sono colpevole io, lo è
un'intera generazione. Sono il capro espiatorio della
Ddr. Chiunque al mio posto avrebbe fatto lo stesso».
«Dove vuole che vada? Mi riconoscerebbero dovunque.
Dopotutto io sono Menghistu». Parole del Diavolo.
O delle sue diverse incarnazioni. Dittatori, generali,
leader politici che hanno impersonato un capitolo oscuro
di storia. Accusati di essere cannibali, spietati, sanguinari,
perversi, immorali. Che cosa passa nella mente di Idi
Amin Dada, Jean-Bédel Bokassa, Jean-Claude «Baby
Doc» Duvalier, Slobodan e Mira Milosevic? Che
cosa si raccontano ora che hanno perduto tutto? Che
cosa raccontano ai figli o ai nipoti? Le loro parole
raccolte da Riccardo Orizio nelle prigioni di Tirana,
negli esili in Arabia Saudita o a Parigi, tra i palazzi
di Belgrado cercano prima di tutto giustificazioni.
Non difese che in qualche modo riconoscano il male compiuto,
ma addebiti ad altri imputati, difficili da incastrare,
impossibili da condannare: la catena degli eventi, le
pressioni internazionali, il destino. Molti dei tiranni
ritratti in questo libro almeno non hanno il conforto
del denaro o dell'immunità. Sono caduti in disgrazia,
ma neppure la malasorte aiuta gli esami di coscienza.
Non si sentono sconfitti, non sono loro i vinti, ogni
giorno si preparano a tornare. Come dice per tutti l'ex
generale, dalla prigione dov'è finito dopo esser
stato il padrone di Panama: «Dio, il grande creatore
dell'universo, che scrive dritto anche se a volte per
farlo usa righe storte, non ha ancora finito l'ultimo
capitolo su Manuel A. Noriega.
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