VALENTINE
Strasser ha un fisico da modello. Pochi occidentali
ricordano il suo nome. Molti compatrioti, nella Sierra
Leone, invece rammentano imprigionamenti e stragi del
suo regime. Salì al potere a 26 anni, con un
colpo di stato, cinque anni dopo fu deposto da un nuovo
golpe. Trovò scampo a Londra. Frequentò
l'università. Cercò vecchie fidanzate.
Alcune lo accudirono, altre, forse, lo tradirono. Fu
pestato dai famigliari delle vittime del suo regime.
Oggi vive povero, come un senzatetto. Spera di rifarsi
una vita come manager. E può farcela. Visto che
ha appena 35 anni. La sua storia è citata in
Parola del diavolo, un libro reportage «sulle
tracce di ex dittatori», che possiede il fascino
dolente d'un racconto conradiano o d'una tragedia scespiriana.
L'ha scritto Riccardo Orizio, giornalista per Repubblica
da Londra, che ha seguito le tracce di alcuni ex tiranni
caduti in disgrazia, per capire che cosa s'annida nel
loro cuore.
Per vedere come scorrono le loro esistenze senza palazzi
né milizie.Jean-Bédel Bokassa, che fu
imperatore del Centrafica, e gareggiò in sfarzo
con i grandi sovrani del passato, morì povero
in una catapecchia, facendosi proclamare santo, ultimo
apostolo della Chiesa. Amin Dada, tristemente celebre
per gli eccessi, s'è convertito all'Islam e vive
in esilio in Arabia Saudita. Spera di ritornare in sella,
trama nelle feroci guerre africane, ma il suo unico
lusso è la tessera della palestra in un albergo
di Gedda. Baby
Doc Duvalier, padrone assoluto di Haiti, parla di donne,
di magie vudù, di massacri, di ricchezze immense
dissipate al punto da non aver di che pagare le bollette
della luce. Manuel Noriega respinge cortese una richiesta
di intervista inoltrata da Orizio: non si sente un individuo
dimenticato, un perdente, «perché Dio,
il grandecreatore dell'Universo, che scrive dritto anche
se a volte per farlo usa righe storte, non ha ancora
finito di scrivere l'ultimo capitolo su MANUEL A. NORIEGA».
Nelle parabole dei grandi tiranni rossi, c'è
meno crudele esotismo e più ideologia. La vedova
dell'albanese Hoxha difende il maoismo del marito Enver.
La signora Milosevic tratta con sarcasmo l'arroganza
occidentale che ha ostacolato le battaglie «ideali»
del suo Slobodan. Egon Krentz, l'ultimo capo della Ddr,
è in carcere. La morte di molti tedeschi dell'Est,
accoppati mentre cercavano di saltare il Muro, probabilmente
dipende dai suoi ukase.
Ma lui non si sente colpevole: credeva davvero nel socialismo,
ha fatto soltanto il suo dovere di marxista. Forse ha
ragione. Forse mente.
E' comunque difficile stabilire se di fronte al tribunale
ideale della
giustizia universale, è innocente, come, prima
e dopo di lui, molti altri volonterosi carnefici di
ideali. Jaruzelski è il più tormentato.
Una figura resa tragica dal destino e da scelte epocali
impossibili. A 78 anni tiene ancora la schiena dritta
come si conviene a un generale. Vive in una dacia con
la moglie. Pubblica a proprie spese opuscoli-arringhe,
sa di non avere colpe, vuole ristabilire la verità.
La lettura del libro di Orizio è coinvolgente.
A tratti vertiginosa e
inquietante. Perché questi dittatori terribili
che hanno gestito fortune immense e deciso vita e morte
di milioni di esseri umani,appaiono normali, dopo aver
smarrito il potere. Talvolta visionari. Talvolta semplici
burocrati. Chiusi in alloggetti anonimi, accanto a mobili
dimessi, una tazza di tè, foto ricordo in divisa.
Soprattutto, senza rimorsi.
Il «diavolo», sembra dirci la Storia, non
assume mai volti spaventosi su questa Terra. Ogni essere
umano può trasformarsi in lucido mostro. E le
sofferenze, le torture, le rovine, inflitte periodicamente
all'umanità, appaiono ancora più insopportabili,
se viste nella prospettiva di questa assurda banalità
del male.
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