Idi
Amin Dada, Jean-Bédel Bokassa, il colonnello
Menghistu, Enver Hoxha, Baby Doc Duvalier, il generale
Jaruzelski, Slobodan Milosevic. Questi i nomi dei dittatori
che Riccardo Orizio ha scelto nel triste mazzo dei leader
del Novecento per tracciare un quadro interessante su
figure in parte dimenticate dopo la caduta dei loro
regimi. Con un personaggio escluso per sua stessa volontà,
ma del quale Orizio riporta la lettera in cui nega la
sua disponibilità ad essere intervistato: Manuel
Antonio Noriega, una testimonianza davvero interessante.
Amin Dada il "Grande Papà" dell'Uganda,
un "innocuo gigante buono" che si è
trasformato in spaventoso mostro raggiungendo il potere,
ora vive a Gedda, in Arabia Saudita, si è convertito
all'Islam e nella religione afferma che siano riposti
tutti i suoi interessi; i figli studiano negli Stati
Uniti e il suo tenore di vita non è certo modesto.
In cosa è cambiata la sua vita? Soprattutto nel
luogo in cui la vive e nel potere politico che non ha
più. Ma certamente non nella possibilità
di fare tutto ciò che vuole. "Idi Amin sarà
anche ricercato , ma non trova difficile sopravvivere".
Anche per Jean-Bédel Bokassa la vita era ormai
strettamente legata alla religione, nel sua caso a quella
cattolica. Affermava di essere il tredicesimo apostolo
di Santa Madre Chiesa, un apostolo come Pietro e Paolo,
e la morte lo raggiunse povero ma libero. Il colonnello
Menghistu ancora difende tranquillamente la campagna
del Terrore Rosso che stravolse l'Etiopia, mentre la
vedova di Hoxha, detta Lady Macbeth (lei sì per
un certo periodo dalla triste cella di una prigione
di Tirana) esalta il regime marxista di stampo maoista
impostosi in Albania con il marito Enver. A chiudere
il saggio le voci dell'haitiano Baby Doc Duvalier, uomo
abituato, grazie al padre Papa Doc, a un tenore di vita
esagerato ed esaltante, Mira Milosevic, che ovviamente
difende il marito definendolo un idealista e il generale
Jaruzelski, l'uomo che cercò di stroncare in
Polonia le velleità democratiche espresse da
Solidarnosc e che chiude così la sua intervista:
"La vita è così piena di paradossi.
Volevano tutti che mi gettassi dal precipizio, volevano
un bel gesto teatrale. Ma io non sono mai stato un buon
attore. Io vivevo in un mondo vero, non in quello immaginario.
E ora mi scusi, ma devo andare. Mia moglie mi aspetta.
Le auguro buon anno. Spero che scriverà di me
in modo giusto. Si chieda sempre che cosa avrebbe fatto
lei, in concreto, se fosse stato nei miei panni. Con
la mia divisa addosso".
Qualcosa tutto questo dovrà pur insegnarci, ma
dire cosa è troppo difficile e penoso.
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