Che
fine hanno fatto uomini che hanno avuto un potere totale
e notorietà internazionale e oggi nessuno ricorda,
dittatori come Bokassa o Amin, come Bay Doc o Menghistu,
arrivando sino a Hoxha e Jaruzelski? Lo è andato
a verificare Riccardo Orizio e lo racconta ora in un
libro, dal quale risulta che nessuno di loro è
pentito del suo passato.
Il volume di questo giornalista, corrispondente di Repubblica
da Londra, che esce domani edito da Laterza e si intitola
«Parola del diavolo - Sulle tracce degli ex dittatori»
(pp. 200 - 14,00 euro), raccoglie una serie di incontri
con questi personaggi e, nel caso dei capi indiscussi
dell'Albania e della Serbia, con le vedove Hoxha e Milosevic,
oltre a una introduzione dell'autore.
In quest'ultima si legge per esempio di Valentine Strasser,
ex giovanissimo dittatore della Sierra Leone che a 30
anni aveva già perso il potere e con l'aiuto
del governo inglese riuscì a iscriversi all'università
di Warwich, da dove gli studenti però chiesero il suo allontanamento, e oggi vive
come uno dei tanti senzatetto africani che girano per le vie di Londra
dove, per esempio, una volta è stato picchiato da altri
immigrati parenti di vittime del suo governo di terrore e sangue.
A Orizio non ha permesso di raccontare il loro incontro.
Invece Egon Krenz, ultimo capo della Germania
Est, successore di Honecker alla vigilia del crollo del Muro, si ritiene
in debito con la storia. «Avevo degli ideali. Ero
un politico e mi fanno passare per un killer», dice dalla sua cella,
condannato a 6 anni e mezzo di carcere. Mentre Antonio Noriega
si dice sicuro di non aver, grazie a Dio, «ancora finito
di scrivere l'ultimo capitolo» della sua vita e quindi non
si ritiene uomo del passato e dimenticato, come scrive a Orizio rifiutando
l'incontro.
Sono però casi eccezionali,
di gente che non ha messo da parte ricchezze per godersi il loro 'meritatò
riposo, come fa la maggioranza dei loro colleghi, dei quali nessuno
è pentito di quel ha fatto, lasciando una scia di sangue
e terrore, quando aveva tutto il potere nelle proprie mani.
Idi Amin Dada, grazie alla sua conversione
all'Islam vive in esilio in Arabia saudita da dove continua imperterrito
a occuparsi di oscure guerre africane. Bokassa, poi morto
povero, ex imperatore del Centrafrica, si dice apostolo della
Chiesa e ricorda il suo incontro col Papa. Menghistu continua
a difendere la campagna di terrore rosso con cui sconvolse la sua
Etiopia. Baby Doc Duvalier, che è riuscito a perdere la
fortuna accumulata da Papà Doc, racconta del suo amore
per le donne e i riti vudù anche dopo la sua fuga da Haiti.
Un pò diversa e capace di ben altre
motivazioni e vicende, la storia degli ex capi di paesi del socialismo reale.
Jaruzelski ricostruisce a Orizio la sua vita da figlio
dell'aristocrazia terriera perseguitata dall'Urss a
uomo di fiducia dei sovietici in Polonia ai tempi di Solidarnosc.
La vedova di Hoxha, chiusa in una cella di Tirana, giustifica
il marito stalinista e filomaoista e la sua politica che
per mezzo secolo isolò l'Albania. Mentre la moglie di Slobodan
Milosevic, Mira, che gli è stata accanto tutta la vita,
anche nel partito, inserisce la loro vicenda all'interno di tutta la storia
della ex Jugoslavia e conclude: «Mio marito è
un'idealista».
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