| LONDRA
Dura la vita nei bassifondi del calcio inglese,
a metà classifica della serie B più feroce
di tutte le serie B dEuropa. Dura la vita di periferia,
anche se il tuo presidente si chiama Elton John. Anche
se hai una villa da 4 milioni di sterline, 6,5 milioni
di euro, a Hampstead, quartiere chic di Londra. Anche
se la tua fidanzata è una bella arredatrice di
stile molto Sloane Square, con doppio cognome e un gusto
impeccabile. Dura la vita anche se il tuo club vende
il portachiavi nero, rosso e giallo con il tuo volto
sopra: una sterlina mezza, acquistabile online.
Dura, insomma, essere oggi Gianluca Vialli. Autoretrocesso
alla guida del Watford, onesta ma non brillante squadra
di zona industriale di proprietà di un ex ragazzo
delle periferie, Elton John appunto. Ma squadra con
poche speranze di promozione. Dotata di uno stadio dove
che non è proprio San Siro: in casa i tifosi
sono 14 mila. Un bagno di umiltà al quale Vialli
non era mai stato abituato. Ma che ha accettato, dopo
la defenestrazione dalla panchina del Chelsea nel settembre
del 2000, per rimettersi in circolazione. Per dimostrare
che si può essere Vialli anche quando la maglia
non è quella della Juventus o del Chelsea. Soprattutto
per non tornare in Italia da sconfitto. Da ex.
Ora la sua missione è quella di portare in serie
A gli Hornets (il nomignolo del Watford). Ma i calabroni
fanno fatica a pungere gli avversari. Anzi, spesso sono
loro a finire punzecchiati. Ci proveremo finchè
non ci riusciremo. Magari sin da questanno,
dice colui che i giocatori inglesi chiamano signor
mister.
Di questi tempi Vialli non sorride molto. Quando
le cose vanno male, o perdiamo, mi chiudo in me stesso
e divento difficile. Laltro giorno la mia ragazza
mi ha detto che in questi sette mesi, da quando sono
al Watford, sono invecchiato in faccia. Che lo stress
mi si vede addosso. Ma anche nella Premiership
non si scherza. Ora che a Ravanelli è stato offerto
il posto di allenatore del Derby, Vialli ammette: Non
so cosa gli consiglierei. So solo che allenare nella
Premiership è maledettamente difficile.
Lui lo sa bene. Idolatrato dai tifosi del Chelsea prima
come giocatore e poi come mister, un anno e mezzo fa
stato licenziato senza troppe cerimonie. Proprio come
era accaduto a Gullit prima di lui. Molti si aspettavano
che Vialli tornasse in Italia. Invece Vialli ha tenuto
duro. Ha superato lesame per il patentino Uefa
per allenatori e ha imparato a giocare a golf. Si è
separato da Giovanna, la fidanzata che aveva sin dai
tempi di Cremona, e ha trovato larredatrice Cathryn
White-Cooper.
Casa, fidanzata. LInghilterra gli è entrata
nel sangue. Tanto che ai prossimi mondiali Vialli avrà
il cuore diviso: Certo, tiferò Italia perchè
quello è pur sempre il mio Paese. Ma non come
prima, dice. E in caso di scontro Italia-Inghilterra?
Italia, anche se con minor entusiasmo. Qui ho
tanti amici. Mi sento adottato. E lItalia?
Vialli la definisce un posto perfetto per andarci
in vacanza. Punto e basta. Nessuna nostalgia.
E quando qualcuno gli chiede qual è la squadra
che ammira di più, Vialli non dice Juve o Roma,
Inter o Lazio. No, Vialli sorride e risponde: Manchester
United. Non mi perdo una partita. Anche se ce ne fossero
tre al giorno, me le guarderei. Hanno vinto tutto, ma
hanno ancora desiderio di vincere: cosa che ammiro molto.
Ma la mia ragazza me lo dice sempre: devo imparare a
vivere senza il calcio. Devo imparare a staccare, a
pensare ad altro.
Difficile, per uno come lui. E stato, insieme
a Fabrizio Ravanelli, il primo campione della serie
A ad emigrare nella Premiership inglese. Era il giugno
del 1996 e Gianluca Vialli aveva quasi 32 anni. La Juventus
gli aveva offerto molti soldi, ma un contratto di un
solo anno. Il Chelsea, vecchia squadra popolare di Londra
guidata dal suo amico Ruud Gullit, gli proponeva metà
stipendio, ma tre anni in squadra.
Poche settimane dopo Vialli scorazzava per Kings
Road su una Vespa e pranzava al San Lorenzo, seduto
al tavolo accanto a quello della principessa Diana.
Il suo inglese era ancora modesto, ma il calcio inglese
aveva subito trovato una nuova stella. Nelle interviste
Vialli non nascondeva la sua felicità: E
un sollievo essere a Londra. Qui il calcio ha un dimensione
ancora umana.
Sei anni dopo, Vialli ha fatto in tempo ha sperimentare
anche la dimensione, per così dire, meno umana
del football inglese. Miglior calciatore nel mondo nel
95, 59 volte in nazionale, oggi Vialli rimpiange
i giorni in cui si godeva le mille luci di Londra. Ora
a Londra ci abita, ma il lavoro è in periferia.
E non è un lavoro facile. Da allenatore
hai molte più preoccupazioni. Non ti devi allenare,
ma devi essere sempre un passo avanti agli altri. Pensare
a loro. Motivarli. Mi sento responsabile di tutto ciò
che succede nel club. Difficile rilassarsi, farci sopra
una risata, perchè sei quello che deve far filare
tutto per il verso giusto.
Amico di Lippi, con il quale è in costante contatto
(gli chiedo consigli su come gestire certe situazioni),
ammiratore di Sven-Goran Eriksson (gran motivatore),
Vialli prevede un ottimo mondiale per lItalia.
Faremo bene dice - Soprattutto se i giocatori-chiave,
Maldini, Vieri, Buffon e Del Piero, saranno in forma
fisicamente. Sarà difficile perchè si
giocherà molto lontano da casa e bisognerà
ambientarsi. Ma con un po di fortuna in finale
ci saremo.
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