| BELFAST
- La Storia di questi ultimi trent'anni di tensione
in Ulster è fatta di tante storie personali.
Cattolici e protestanti, impegnati in politica e non,
pacifisti convinti e terroristi: ora la gente di Belfast
affronta, per la prima volta, la prospettiva della pace.
Ecco cinque delle loro storie.
GINA,
PROTESTANTE Finora Gina Murray non aveva mai avuto voglia
di perdonare. Quanto a dimenticare, ci aveva provato,
ma non c'era mai riuscita. Perché le torna sempre
in me nte un sabato pomeriggio di cinque anni fa, quando
la sua piccola storia di donna qualsiasi di East Belfast
- la roccaforte protestante - ha fatto corto circuito
con la Storia, quella che da sempre insanguina l'Irlanda.
«A volte mi sembra che sia acc aduto ieri. Vedo
ancora Leanne, la mia bambina, che come ogni sabato
pomeriggio viene con me a fare la spesa a Shankill Road.
E poi l'esplosione. Io che corro fuori, cerco la mia
bambina. Aveva 13 anni, Leanne, ma per me era ancora
una bambina. Corro , ma non c'è nulla da fare.
Mi sono venuti a chiamare a casa la sera, per portarmi
a riconoscere dei brandelli di carne che dicono appartenevano
a lei». Altre nove persone erano morte in quella
pescheria di periferia. Gerry Adams aveva trasportato
la bara del bombarolo-kamikaze perché così
volevano la legge dell'odio e il gioco della politica.
Il kamikaze si chiamava Thomas Begley, soldato dell'Ira.
«Quando ho visto che iniziava il negoziato di
pace, ho dovuto fare forza su me stessa per non u rlare
di rabbia. Quell'uomo con la barba, quell'Adams, era
lo stesso che aveva reso gli onori all'assassino di
mia figlia». Oggi Gina Murray, 56 anni, è
nonna. Il primo nipote, Brandon, nato proprio mentre
a Stormont Castle si firmava la pace. Gina sta cercando
di perdonare. «Se davvero finirà la guerra,
allora forse, forse, potrei perdonare. Se nell'accordo
entrambe le parti fanno delle concessioni, vale la pena
provarci».
BERNADETTE,
CATTOLICA «Questo è un disastro, che mio
fratello, Bobby Sands, non avrebbe mai accettato. Per
cosa si è lasciato morire, nella prigione di
Long Kesh, eletto deputato ma incarcerato dagli inglesi
solo perché voleva essere un uomo libero in una
nazione libera, se ora il Sinn Fein va a sedersi nel
nuovo Par lamento dell'Irlanda del Nord? Così
facendo il Sinn Fein accetta la spartizione dell'isola
in due, sei contee da una parte e 26 dall'altra. Firmare
quel pezzo di carta significa arrendersi all'occupazione
britannica sul Nord». Bernadette è una
dell e sorelle di Bobby Sands, il Che Guevara cattolico
dipinto nei murales di Falls Road e scolpito per sempre
nel ricordo di chi, in Ulster, si considera irlandese
e non britannico. Bernadette Sands oggi vive una vita
molto riservata, se non semiclandes tina, nella Repubblica
d'Irlanda. Sei mesi fa ha criticato il vertice del Sinn
Fein e annunciato la nascita di un gruppo dissidente,
il Comitato per la sovranità delle 32 contee.
La polizia sostiene che dietro questo comitato c'è
la Continuity Ira, g li irriducibili. Da 16 anni Bobby
Sands è sepolto nel cimitero cattolico di Belfast,
tra le tombe dei martiri nazionalisti. E la ballata
del ragazzo che morì facendo lo sciopero della
fame non è ancora finita. La famiglia Sands continua
a far polit ica e anche Bernadette, fedele alla tradizione
che vuole le donne cattoliche in prima linea con gli
uomini, è sempre stata una repubblicana convinta.
Ma ora ripete: «La gente non vuole una pace a
qualsiasi costo». Bernadette Sands nega il legame
tra il suo comitato e Continuity Ira. La campagna elettorale
si infuocherà quando la Sands terrà dei
comizi a West Belfast, roccaforte di Gerry Adams. «Bobby
ha tenuto duro 65 giorni senza cibo pur di umiliare
gli inglesi. Il nostro popolo tiene duro da decenni
pur di tornare un giorno unito. Anche il Sinn Fein doveva
tener duro».
BERT,
PROTESTANTE «Io sono nato e cresciuto qui, nella
Shankill Road orangista, unionista, protestante e lealista.
Ma c'è un episodio della mia vita che mi ha fatto
cambiare idea». Bert ha 74 anni e dice di essere
troppo vecchio per vergognarsi di certe idee. Quando
lavorava per l'ufficio del personale della British Airways,
a Belfast, era un impiegato perfetto. E, quando c'era
da fare un'assunzione, «ovviamente, tra due candidati
a pari merito, ho sempre preferito un ragazzo protestante».
L'episodio grazie al quale il 22 maggio voterà
sì alla pace è un matrimonio: quello di
sua figlia Diane. «Il fidanzato era cattolico.
E i miei parenti e i soci della loggia orangista mi
hanno detto: "Se Diane non si sposa nella chiesa
presbiteriana, non veniamo al matrimonio". Ma i
genitori di questo ragazzo hanno fatto il sacrificio,
gli hanno dato il permesso di celebrare il matrimonio
con il rito protestante. E io i n quel momento ho capito
che certi pregiudizi avevano fatto il loro tempo».
LORRAINE,
CATTOLICA Lorraine Lidester è una ragazza normale,
in una strada normale a quindici chilometri dal castello
di Stormont. Ma Belfast non è una città
normale. E Lorraine, 19 anni, vive all'ombra di quello
che i politici nordirlandesi chiamano eufemisticamente
il «muro della pace». Il muro che divide
un quartiere cattolico da quello protestante con il
pretesto di garantire sicurezza a entrambi. «Io
me ne vogli o andare. Non vedo l'ora di scappare di
qui e ho sempre avuto il progetto di farlo subito dopo
aver preso il mio titolo di studio». Lorraine
frequenta un corso parauniversitario di economia. Dice
che molti suoi compagni di studio la pensano nello ste
sso modo. «Londra, New York, Dublino, ma anche
da voi in Europa: qualunque posto va bene». La
sua amica annuisce e aggiunge: «A me questa guerra
non interessa. Io ho amici protestanti, vado a ballare
il sabato sera con loro, per me non è un problema
mischiarmi con altri. Non voglio restare prigioniera
di Belfast». Ma ora la pace, e forse anche il
rilancio economico, potrebbero far cadere il muro. E
forse trattenere a Belfast Lorraine e la sua amica.
«Vediamo come va a finire. Ma se la smettono d
avvero, allora forse ci ripenso e resto qui. In fondo,
anche se hanno fatto sentire noi cattolici degli ospiti
indesiderati, questa è casa mia».
BILLY,
PROTESTANTE Billy McQuiston ha trascorso 12 dei suoi
40 anni in prigione per rapina a mano armata e possesso
di armi. Combatteva nella prima divisione della Ulster
Defence Association (Uda), la più antica delle
milizie protestanti. Il suo curriculum è quello
di un professionista della lotta armata. «L'Ira
ha cercato di uccidermi cinque volte e ha ucciso decine
di amici o parenti. Sono uscito di galera sei mesi fa,
ma non indosso più il passamontagna». Nel
quartiere protestante di Billy McQuiston l'ottanta per
cento delle famiglie ha parenti nel Maze, la prigione
di massima sicurezza per terroristi. Cinque anni fa,
Billy non avrebbe mai creduto possibile un compromesso
con i cattolici. «Ma ora è diverso. Abbiamo
combattuto per 25 anni. Viviamo in case con porte blindate,
finestre blindate, telecamere accese e questa vita deve
finire. Non mi pento di nulla: ho difeso la mia gente.
Ma il popolo protestante ha deciso di firmare la pace.
Io sono stato al suo servizio in guerra e lo sarò
anche in pace».
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