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PARK (Maryland) -- I nazisti avevano una insospettabile
gola profonda in Vaticano: il monsignore irlandese O'Flaherty,
che rappresentava la Croce Rossa Usa. Gli agenti segreti
delle SS trasferivano grosse somme di denaro tra Milano
e Roma grazie al cardinale Ildebrando Schuster. I servizi
segreti nazisti erano in costante contatto con aristocratici
come Tassillo von Furstenberg (il genero del senatore
Agnelli) e Junio Valerio Borghese, in vista di un nuovo
Reich senza Hitler. Mussolini ordinava il furto di opere
d'arte per farne poi gentile omaggio a Hermann Goering,
in nome dell'amicizia nazi-fascista. Priebke si occupava
probabilmente dell'oro sequestrato agli ebrei romani.
E nelle 28 casse che custodivano il tesoro di guerra
del maresciallo Rodolfo Graziani, il vicerè d'Etiopia,
gli Alleati trovarono piatti e posate provenienti dal
palazzo reale di Addis Abeba e l'aquila d'oro massiccio
del trono di Hailè Selassiè.
Sono questi alcuni dei nomi e degli episodi che, dopo
sei decenni di segreto assoluto, escono dai 400 mila
documenti appena declassificati dalla Cia, finalmente
riapparsi in decine di scatoloni di cartone grigio al
secondo piano di una palazzina di College Park, a metà
strada tra Washington e Baltimora. Le scatole contengono
intercettazioni "catturate" all'insaputa dei
nazisti, diari sequestrati a prigionieri di guerra,
interrogatori di agenti che facevano il doppio gioco.
In molti casi, sono segreti imbarazzanti per gli Alleati.
Perchè, per esempio, Londra non avvertì
gli ebrei romani della retata organizzata da Kappler,
la cui preparazione era stata intercettata il 6 ottobre
1943? Perchè non cercò di evitare il loro
trasferimento ad Auschwitz?
"Secondo i miei calcoli, dopo la traduzione e vari
passaggi burocratici i vertici britannici entrarono
in possesso di quei documenti intorno all'11 ottobre,
quindi con cinque giorni di preavviso sulla retata.
Non hanno agito perchè l'intelligence cercava
segreti militari, non si occupava di questioni umanitarie.
E poi agire avrebbe voluto dire far sapere ai tedeschi
che le loro comunicazioni erano decifrabili", spiega
Timothy Naftali, storico del Miller Center dell'Università
della Virginia.
Naftali è l'esperto di spionaggio che ha selezionato
per conto della Cia i 400 mila documenti declassificati
lo scorso lunedì. Oltre alle intercettazioni
ci sono chili di verbali tratti dagli interrogatori
a prigionieri di guerra e rapporti segreti inviati da
agenti sul campo.
E' grazie a questi documenti che oggi si sa che la retata
dei mille ebrei romani, per esempio, avvenne con la
piena approvazione del maresciallo Rodolfo Graziani.
Che una simile retata era stata prevista per Napoli,
ma fallì "causa il clima ostile della città".
E che non fu affidata ai carabinieri perchè considerati
dai nazisti "inaffidabili" (Kappler ordinò
che fossero disarmati). Che il clima era già
così ostile da obbligare i nazisti a minacciare
gli uomini che rastrellavano gli ebrei di "ritorsioni
contro le famiglie" se non eseguivano gli ordini
"in modo conforme". Sempre da questi documenti
si sa che all'inizio d'ottobre del '43 i nazisti confiscarono
agli ebrei romani 50 chili d'oro.
Il comando tedesco di Roma cercò subito di inviare
il bottino alla Reichsbank di Berlino. Il 7 ottobre
un telegramma da Berlino dice, enigmatico: "Non
abbiamo ancora ricevuto il camion di Priebke. Sappiamo
che è ancora all'ambasciata tedesca. Pregasi
investigare". Cosa trasportava quel camion? L'oro?
Pochi giorni dopo un telegramma cifrato inviato da Roma
tranquillizza Berlino: "Il camion con i vestiti
di Mafalda, di Ciano e del Principe Filippo von Hessen
e gli altri oggetti provenienti dalle due case è
stato caricato insieme all'oro diretto a Milano"
e poi in Germania.
Forse Priebke si occupò degli effetti personali
di Mafalda di Savoia, del marito von Hessen e Galeazzo
Ciano (che, non più ambasciatore, era in Germania
e ancora sperava in un visto per la Spagna). Di certo
questo chiarisce per sempre che Priebke era un uomo-chiave
nella gerarchia nazista della Roma del 1943. Chiarisce
anche che un regime come quello nazista si occupa con
la stessa efficienza dello sterminio degli ebrei, ma
anche del guardaroba della famiglia Ciano.
Leggere questi documenti è come guardare l'Olocausto
dal buco della serratura. Ci sono dei dialoghi intercettati
al nemico che sembrano presi da uno scadente film di
spionaggio sulla seconda guerra mondiale. E' l'aprile
del '45. Il viceammiraglio Utke della Marina del terzo
Reich conversa amabilmente con l'amico e contrammiraglio
Engel.
Utke gli chiede:"Ma tu ci credi a queste storie
sui campi di concentramento?".
Engel risponde: "Certo, è ovvio. Io so da
molto tempo cosa accade dentro posti come Belsen e Buchenwald.
Anzi, una volta a Posen uno mi ha raccontato come ammazzava
personalmente gli ebrei. Ricordo di avergli chiesto
perchè uccidesse anche i bambini. Lui mi rispose:
'Perchè non sono un codardo e i lavori li faccio
fino in fondo'. Beh, qualunque giudizio si abbia sugli
ebrei, per me un bambino resta un bambino".
Utke: "Ma non posso credere che i nostri siano
così stupidi da continuare a perpetrare questi
orrori a due o tre settimane dall'invasione (degli Alleati)!".
Il dialogo prosegue per pagine intere. Tra battute sui
forni crematori ("In fondo spero anch'io di poter
morire in modo così rapido, quando sarà
l'ora") e i sogni per il futuro ("Quando è
finita vorrei fare il maestro in campagna, chissà
se gli americani me lo permetteranno"), gli ammiragli
parlano, parlano. E gli Alleati ascoltano. Anzi, traducono.
Nel diario di Guido Zimmer, agente dello spionaggio
SS in Italia, ci sono le prove di un capitolo oscuro
della seconda guerra mondiale: il tentativo di alcuni
aristocratici filo nazifascisti di negoziare un armistizio
anticipato con gli Alleati per consentire al Reich -
depurato di Adolf Hitler e depurato forse anche del
partito nazista - di sopravvivere alla sconfitta militare.
I nomi? Il diaro di Zimmer spiega che in questa operazione
furono coinvolti due principi: Tassillo von Furstenberg,
il marito di Clara Agnelli (la figlia del senatore Giovanni
Agnelli), cittadino tedesco di casa a Torino e alla
Fiat; e Valerio Borghese, il comandante della Decima
Mas, che "combatte una sua guerra personale contro
le popolazioni slave" ed era pronto anche a negoziare
con gli Alleati in funzione anti-russa.
Molti protagonisti avevano posizioni ambigue. Come il
cardinale Ildebrando Schuster, che aiutava a trasferire
denaro tra Milano e Roma per conto - chissà se
in modo consapevole - di agenti nazisti. Altri hanno
commesso peccatucci di altro tipo: Graziani aveva nascosto
in una chiesa romana il vasellame d'argento del Negus.
Come in ogni guerra, tutti ne sono usciti con le mani
sporche. Vincitori e vinti. Le conversazioni tra alti
ufficiali tedeschi confermano che i vertici militari
erano consapevoli dell'Olocausto, delle sue dimensioni
e della sua tragica realtà quotidiana. Ma anche
gli americani sapevano sin dal '42 che i tedeschi prevedevano
di portare in Germania 300 mila "volontari"
italiani e metterli al lavoro nelle fabbriche del Reich.
"Sì, ma per evitare queste grandi tragedie
bisognava prima vincere la guerra", dice lo storico
Naftali. Cinquantacinque anni dopo, le scatole di cartone
grigio custodite agli Archivi Nazionali numero due del
Maryland ci dicono che la guerra delle spie era già
stata vinta.
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