| LONDRA
- «Ehi "man". Vuoi sapere cosa ci fa
qui uno come me? "Love", ecco perché.
Lei era una dea dell'amore. E anche se noi "rapper"
abbiamo una brutta reputazione, non siamo tutti violenti.
Diana l'ho incontrata nel '90 in una discoteca di New
Yor k. Avevamo scherzato. Amava la musica, era una di
noi. E ora, "man", sono venuto a dirle "Dio
ti benedica", "God Bless"». Al
chilometro 2 della fila davanti a Saint James Palace,
Elvis Ashu detto «House», 21 anni, scuote
l'amuleto appeso al collo. «Diana amava l'Africa
- si commuove -. Quando criticava le mine demoliva quei
dittatori che le comprano. Come Mobutu e il suo alleato
Savimbi, in Angola». Scarponi da montagna, tuta
da ginnastica firmata e cinture dorate, Elvis e il suo
amico Samuel, 25 anni, sono in coda tra le famigliole
con passeggini e le casalinghe affrante. Un cartello
piantato nell'erba lungo il Mall, il viale di asfalto
rosso che fiancheggia la corte di San Giacomo, avverte:
«Attesa stimata: ore due». Ma nessuno si
lamen ta. Anzi. Tra sconosciuti piombati su questo serpente
umano da ogni regione volano confidenze e chiacchiere
di un'Inghilterra che ha scoperto all'improvviso i sentimenti.
La coda è aumentata sempre di più, fino
a notte, raggiungendo livelli inconte nibili. Al punto
che tanto affetto ha finito, paradossalmente, per preoccupare
le autorità: la folla al funerale di sabato rischia
di essere tanto oceanica da creare serissimi problemi
di sicurezza. Come hanno sottolineato i giornali del
pomeriggio d i ieri. Elvis e Samuel, il primo musicista
di New York e l'altro futuro avvocato di Nairobi, quando
la noia diventa troppo forte si mettono a ballare mimando
tamburi e trombe. La nonna in carrozzella davanti a
loro, con i capelli tinti di azzurro, non batte ciglio.
Nella fila accanto una mamma allatta la figlia. Arriva
la sezione di Bath di un ente assistenziale: quindici
vecchietti vestiti uguali, con i panini fatti a casa
infilati nei sacchetti di plastica. La poliziotta a
cavallo, che ass omiglia a Camilla Parker Bowles quando
fa la caccia alla volpe, li sgrida: «Uno dietro
l'altro per favore». La fila si muove lentamente,
sotto un cielo tornato azzurro. Il musicista Elvis,
figlio del noto cantante rap americano Dr. Dre, è
un nero a lto due metri, che è a Londra per registrare
il suo settimo disco. Per lui «Diana era una ribelle,
una generosa, una che faceva le cose in modo naturale
e con il cuore. Ha simboleggiato la gioventù
degli anni Novanta e noi porteremo avanti il suo lav
oro». Il suo amico Samuel, che la sera balla in
un covo di esagitati chiamato Brixton Academy, ripete
le stesse Parola che l'Inghilterra profonda, con la
sua incrollabile fede nell'importanza dei titoli nobiliari,
ha detto davanti alla tivù: «Povera Diana.
Non avrebbero dovuto toglierle l'HRH, l'appellativo
di "Sua Altezza Reale". Che cattiveria».
E' una strana folla, quella che ormai da 48 ore firma
ininterrottamente le condoglianze. Una mamma piange,
facendo scoppiare in lacrime anche la figli a di 5 anni.
Qualcuno chiacchiera, altri si sono portati da casa
le sedie pieghevoli come a un pic nic. Ma, come ha scritto
il Guardian, il Paese è disorientato. E come
in tutti i momenti difficili della sua storia ha fatto
quello che l'istinto s ecolare gli ordina: si è
messo in fila, pazientemente, come si insegna agli scolari
per l'autobus. Trasformando l'attesa in una terapia
collettiva, una sorta di rito tribale che scaccia i
fantasmi del dolore nel tanto amato «rispetto
delle regole». Non è, però, una
manifestazione di «pantere grigie» borghesi.
I ragazzi sono tanti. E sono ancora di più quelli
che, fino alla morte di Diana, consideravano la monarchia
una barzelletta per turisti creduloni. Jeff, muratore
a torso nudo e pantalonci ni corti, con tatuaggi pornografici
e l'accento cockney delle periferie, è uno di
loro: «C'è talmente tanta gente cattiva
in giro, amico, che ho sentito il dovere di venire qui,
per salutare una donna che era buona. Chissà
cosa succede ora. Noi lavor atori facciamo il tifo per
William». Intanto Elvis detto «House»
e Samuel sono avanzati al cartello che dice: «Attesa
stimata: ore una». Samuel, che ha un padre avvocato
di successo a Nairobi ed è andato in una scuola
privata di stampo coloniale, h a deciso cosa scriverà
nel suo messaggio. E' una citazione di Shakespeare.
«Mi pare che dica: "Qualcuno è grande.
Qualcuno diventa grande. Qualcuno riceve la grandezza
dagli altri". Diana, tu sei stata tutte e tre queste
cose». Elvis ride. «Ehi "ma n",
tu usi Shakespeare, ma io mi devo ricordare di scrivere
un messaggio anche per conto di mio padre, che me l'ha
dettato al telefono da New York». Qual è?
«E' un segreto, è tratto dal suo prossimo
disco rap». A un certo punto si sparge la voce
ch e i ciambellani di corte hanno aumentato il numero
degli albi delle firme da cinque a quindici, per ridurre
i tempi d'attesa. Quelli di Bath esultano, mangiando
panini. Due vecchi, lei completamente velata lui con
una tunica lunga fino ai piedi, si m ettono in coda.
Vengono da Tangeri, Marocco, e non sanno esattamente
perché sono qui. Fatima Bishutu, 71 anni, la
racconta così: «Siamo berberi. Nostro figlio
vive qui a Londra e ci ha raccontato di questa Diana.
Noi non la conosciamo. Ma quando muor e una principessa
il popolo deve andare a dirle addio».
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