| LONDRA
- Gabor H. è uno studente ungherese biondo, di
21 anni, con la barba lunga e i vestiti sporchi. Cinque
mesi fa ha lasciato Budapest per venire a Londra: di
giorno cammina per Trafalgar Square o Piccadilly, di
notte si rifugia nelle case occupa te dagli squatters,
con il suo zaino. Dentro Gabor ha tutto ciò che
gli serve: libri, magliette e soprattutto un pezzo di
carta con stampato un indirizzo e un numero di telefono.
«Sterline finite, ora devo provare questo»,
dice nel suo inglese stenta to. E in un giorno caldo
di luglio suona il campanello di una porta laccata di
blu dietro il Guy's Hospital, antico ospedale della
periferia sud di Londra. E' qui, in una clinica dall'aspetto
modesto ma dotata del meglio della tecnologia scientif
ica, che è in pieno boom il fenomeno delle cavie
umane. Approdano da tutto il mondo, guadagnano un minimo
di 100 sterline (300 mila lire) al giorno e si fanno
sottoporre a esperimenti farmaceutici che possono durare
2-3 giorni, ma anche settimane int ere. Che cosa venga
iniettato nelle loro vene e a quale scopo, spesso le
cavie non si preoccupano neppure di saperlo. «Amici
che sono già stati qui mi garantiscono che il
rischio c'è, ma che non è pericolosissimo»,
si autoconsola Gabor. Un po' poco, forse. Ma chi deve
sopravvivere non guarda troppo per il sottile. Il reclutamento
dei volontari avviene in modo discreto. Niente pubblicità,
basta e avanza il passaparola che si è diffuso
tra saccopelisti di tutto il mondo. Dall'Australia all'Itali
a, sono centinaia i ragazzi che - soprattutto d'estate
- si rivolgono a questa clinica, il Guy's Drug Research
Unit, conosciuto nell'ambiente medico con la sigla Gdru.
Suonano alla porta, sorvegliata da una telecamera, e
un'elegante infermiera in cam ice bianco-azzurro accoglie
i candidati. Nella reception, un libro indica in sigla
i vari esperimenti farmaceutici in corso in ogni momento.
Il centro è serio, collegato con un ospedale
che a Londra ha un'ottima reputazione. Ma è innegabile
che mol ti degli esperimenti farmaceutici ai quali vengono
sottoposti i volontari - tutti maschi sani - possono
avere conseguenze pesanti sul fisico. La legge inglese,
d'altra parte, proibisce la sperimentazione sugli animali,
ma non quella sugli esseri uman i. Quest'ultima è
libera e non regolamentata da alcun limite etico o scientifico.
«Noi ci occupiamo della cosiddetta "fase
uno": cioè degli studi iniziali di medicinali
sugli esseri umani sani», dicono al Gdru. «Spesso
ricerchiamo la farmacodinamic a di certi medicinali
e i dati farmocinetici. Ma rispettiamo tutti i criteri
etici del caso». Significa che sui ragazzi come
Gabor vengono sperimentati farmaci ancora non in commercio
e dei quali le case farmaceutiche non conoscono esattamente
gli ef fetti collaterali o il funzionamento. L'accesso
al reparto è proibitissimo agli estranei. Gli
stessi volontari devono firmare un accordo di riservatezza.
«Si sta chiusi nel reparto, che è come
quello di una clinica privata. Continuano a farti l'esa
me del sangue e delle urine. In corsia ci sono una decina
di letti. Molte televisioni, il biliardo, libri e videogiochi,
pasti abbondanti. Io ho fatto una lunga endovena di
morfina. I medici misuravano quanto e come si metabolizzava.
Cinque giorni st esi a letto mi hanno portato in tasca
tre milioni», dice A.F., uno studente inglese
della vicina facoltà di medicina. James, un 28enne
che lavora in ospedale, racconta invece di broncoscopie
effettuate per capire quale parte del corpo viene colpita
d a certi medicinali. A fare le cavie umane, infatti,
non sono solo ragazzi a corto di soldi, ma anche studenti
di medicina o infermieri del Guy's Hospital che vogliono
arrotondare il loro reddito. Il Gdru, per chi ambisce
a una carriera da cavia u mana, offre molte garanzie.
Ma delle oltre 40 aziende che conducono esperimenti
farmaceutici su esseri umani sani, meno della metà
aderisce all'Independent Clinical Research Contractors,
cioè l'ente che autoregola il settore imponendo
standard minimi . I volontari che finiscono nei centri
non regolamentati sono cavie umane alla mercè
degli esperimenti più selvaggi. In certe zone
particolarmente povere dell'Inghilterra proliferano
le cliniche delle società estranee all'ente autoregolatore.
Sono corsie della disperazione, con molti videogiochi,
bar e biblioteche, ma poca chiarezza d'informazione.
Ai volontari viene offerto vitto, alloggio, trasporto
e una certa cifra in contanti. Il business vale alcune
centinaia di miliardi ogni anno ed è i n continua
espansione: il numero di società che conducono
questi esperimenti per conto delle aziende farmaceutiche
è raddoppiato negli ultimi dieci anni. «Se
mi preoccupo? No. E poi ho deciso che sto qui soltanto
cinque giorni, al massimo una setti mana. Quello che
mi basta per mettere da parte qualche soldo»,
racconta l'ungherese Gabor. Ma in passato qualcuno come
lui ha pagato un prezzo molto alto: uno studente di
Cardiff è morto dopo aver fatto un test con un
nuovo tranquillante che ha danne ggiato il suo midollo
osseo. I genitori non sono riusciti a provare il collegamento
tra l'esperimento e la sua morte, ma l'azienda farmaceutica
che aveva commissionato il test ha preferito pagare
un risarcimento.
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