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ci sono profughi curdi e navi-carretta, nei vicoli scalcinati
di Lefkose. Ma è in questo brutto paesotto militarizzato,
dall'aspetto a metà tra la caserma e il bordello
di periferia, che la tratta dei clandestini ha il suo
vero approdo. Ed è qui, nella fantomatica capitale
dell'autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Settentrionale,
a un'ora e mezzo di volo da Istanbul, che transitano
i mille e uno misteri dell'increccio affaristico-mafioso-politico
legato al commercio di profughi.
Lefkose è la Berlino del Mediterraneo. Dal 20
luglio 1974, data dell'intervento dell'esercito turco,
esiste un muro che la divide in due: da una parte Nicosia
e la Cipro greca, che è una nazione indipendentee
sovrana con buone possibilità di entrare un giorno
nell'Unione Europea; dall'altra la Cipro turca, riconosciuta
solo dal governo di Ankara e - di fatto - una sua colonia,
con soli 170 mila abitanti molti dei quali coloni turchi
inviati qui per sostituire chi ha preferito andarsene.
Come nella Berlino della guerra fredda, camminando lungo
il muro di Cipro si rischia di venir presi di mira dai
cecchini. Chilometri di bidoni riempiti con la calce
e messi uno sopra l'altro corrono lungo a zona di divisione,
guardata a vista dai caschi blu dell'Onu.
A pochi metri da questa tragedia, c'è la più
improbabile City del mondo: 36 banche off shore e le
filiali di 29 banche «normali», quasi tutte
nate negli ultimi tre anni, barricate dentro uffici
dalle vistose insegne color oro zecchino e dove c'è
solo una segretaria. Ogni mille «cittadini»
della Repubblica, c'è uno sportello bancario.
Una situazione che, sei mesi fa, ha provocato la condanna
della Fatf, la task force Ocse sul riciclaggio.
Via Serif Arzik Sokek è la Wall Street della
Cipro occupata. Lì le banche hanno sede in villette
a schiera che sembrano sempre deserte. In una casa c'è
la Optima Bank Off Shore Ltd insieme alla Oki Bank,
entrambe fondate nel 1993. Nel bunker a fianco ecco
la First Merchant Bank Ltd, la Unibank e la Alliance
Investment. Cinque metri in là la European Business
Bank e la gemella European Commerce Bank, fondate entrambe
lo stesso giorno del '92. L'elenco prosegue con nomi
come Cleveland Off Shore bank, Cyprus Islamic Bank,
Sovereign Gold Deposit Bank Off Shore...
Attraverso queste sigle viene messo al sicuro il denaro
che la mafia turca guadagna con il trasporto in Italia
dei clandestini curdi, la droga e il contrabbando. Al
giornalista che finge di dover trasferire fondi sporchi,
la segretaria della Euro Textile Bank conferma: «Possiamo
muovere qualsiasi somma tra Londra, Francoforte e naturalmente
Istanbul. Di quanto si tratta?».
La cosiddetta banca centrale della Repubblica turca
di Cipro - guidata da un uomo inviato da Ankara - chiede
agli azionisti solo un deposito di mezzo milione di
dollari: poi, ogni transazione è possibile. «Questo
è il principale centro di riciclaggio di denaro.
La legge non prevede controlli sull'origine dei fondi
trasferiti qui. Ma non abbiamo solo le banche. Nell'ultimo
anno e mezzo sono stati costruiti ben 18 casinò.
E sta per partire anche una Borsa. Un'idea degli istituti
di credito off shore - racconta Osker Ozgur, politico
dell'opposizione - Come se non bastasse, siamo invasi
dalle prostitute ucraine e romene. I boss della mafia
turca e cecena passano qui il weekend. Depositano denaro,
giocano alla roulette e vanno a donne».
Ozgur è anche deputato. Ma l'architettura, a
Lefkose, parla più della politica: il Parlamento
della Repubblica turco-cipriota è un modesto
prefabbricato bianco di un piano. Di fronte c'è
l'«ambasciata» della Turchia, formalmente
uno Stato straniero: un gigantesco edificio con satelliti
e antenne, sorvegliato da parà turchi che - per
confondere le idee - in dossano caschi blu.
La Cipro turca è un'incontrollabile «terra
di nessuno isolata dalla comunità internazionale»,
come la definisce il giornalista Adnan Aksirit autore
del libro intitolato Tansu Ciller è cittadina
degli Stati Uniti. Forse non è un titolo fantasioso,
ma il contenuto, se dimostrato, sarebbe esplosivo: secondo
i documenti pubblicati da Aksirit, l'ex primo ministro
e ministro degli Esteri Tansu Ciller sarebbe sin da
ragazza un'agente della Cia, con passaporto americano,
avrebbe accumulato in tempo record un'enorme fortuna
immobiliare negli Usa e, insieme al marito, avrebbe
«inventato» e gestito le banche off shore
di Cipro.
L'apparato mafioso-affaristico che domina la politica
turca è più forte che mai. Lo conferma
anche un trafficante di clandestini, che accetta di
fare i conti del traffico: «Nell'ultimo mese abbiamo
fatturato 7,5 milioni di dollari solo con le navi dei
curdi - dice - Ogni nave ci costa non più di
80-100 mila dollari. Le compriamo in Russia, nel Mar
Nero. I conti sono semplici. Abbiamo pagato mazzette
alla polizia e ai politici per 2,5 milioni di dollari.
Altrimenti, come possiamo far partire le navi dai porti
turchi? Alla fine ci è restato un utile netto
di quasi 5 milioni di dollari, subito depositato nella
Cipro turca».
Questo il bilancio di un solo mese. Negli ultimi anni
il trasporto di emigranti curdi ha fruttato decine di
milioni di dollari, ai quali si aggiungono i proventi
del traffico di droga. Il 90% dell'eroina venduta in
Italia e in Gran Bretagna, per esempio, arriva dalla
Turchia. Anzi, proprio dal Curdistan iracheno e turco,
che è la rotta preferita dai trafficanti. Tutto
avverrebbe con la complicità dei vertici dello
Stato. Così, almeno, dice la Mani Pulite turca,
un un insieme di indagini della commissione parlamentare
antimafia.
Uno dei dossier più clamorosi è quello
della Turban, la principale agenzia turistica del Paese.
E' di proprietà dello Stato, ma di fatto è
stata a lungo uno strumento personale di Tansu Ciller
e del suo temutissimo marito, Oser Utsuran, di professione
disoccupato. Il direttore generale, Omer Bilgin, uomo
vicinissimo ai Ciller e al presidente della Repubblica
Suleiman Demirel, verrà tra poco processato per
un'impressionante serie di reati, nonostante sia stato
eletto deputato. La Turban, infatti, oltre a portare
in Turchia turisti italiani, avrebbe portato in Italia
e nel resto d'Europa carichi illeciti. E i suoi bilanci
sarebbero stati usati per finanziare gli squadroni della
morte che devastano i villaggi curdi, provocando la
fuga degli esuli che vediamo arrivare in Italia. Guerra
e denaro sono strettamente legati: un noto criminale,
Alaattin Cakici, ha appena confessato in televisione
di aver ricevuto dai Ciller il permesso di aprire una
banca a Cipro in cambio di finanziamenti ad alcuni gruppi
estremisti anti-curdi.
Anche il nome di Demirel ricorre in molte di queste
indagini. Il fratello del presidente, Alì, e
il nipote Yahya sono uomini d'affari che sui terminali
della banche-fantasma di Cipro hanno fatto girare molto
denaro. Il giovane Demirel era fino a poco fa anche
il proprietario di un istituto di credito di Lekose,
il Kipris Yatirim Bank. Ma è il caso della First
Merchant Bank che è più sintomatico. Uno
dei suoi fondatori, Omer Lufti Topal, era il re dei
casinò turchi e socio d'affari di Asil Nadir,
uomo d'affari ricercato da Scotland Yard. Topal è
stato ammazzato l'anno scorso a Istanbul. Ora la First
Merchant è passata a un pool di «investitori»
turchi, israeliani e russi. «La mafia cecena usa
le banche di Lefkose come lavanderia», dice l'opposizione.
Intanto, in Italia prosegue l'arrivo dei curdi. Un dossier
segreto che circola a Istanbul elenca 116 mediatori,
quasi tutti curdi iracheni. In Italia ci sarebbero un
certo «dottor Para» e un pachistano, proprietario
di un bar di Roma, soprannominato «Nana».
I miliardi che finiscono a Cipro sono anche loro.
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