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MANAGUA - In Italia hanno combattuto lo Stato
e le sue leggi. In Nicaragua invece sono protetti dallo
Stato e dalla Costituzione. E anche se i sandinisti
non sono più al potere da sei anni esatti, per
un gruppo di irriducibili che ora tengono famiglia l'immunità
continua. Con l'immunità, prosegue anche la vita
da privilegiati in un Paese che ogni giorno sprofonda
in una miseria senza precedenti.
E' questo il percorso rivoluzionario dei dieci italiani
ricercati dalla nostra giustizia per terrorismo o con
un passato da fiancheggiatori dell'eversione che - per
meriti ideologici - oggi possiedono un passaporto pienamente
legale e valido della Repubblica del Nicaragua. Un Paese
senza trattato di estradizione con l'Italia, la cui
Costituzione per di più vieta di consegnare i
propri cittadini ad autorità straniere.
La presenza indisturbata di alcuni ex brigatisti come
Alessio Casimirri a Managua, capitale distesa tra laghi
e vulcani, era emersa da tempo. Tanto che l'Italia ha
più volte chiesto a Violeta Chamorro la consegna
di Casimirri, condannato all'ergastolo per aver partecipato
al rapimento e all'uccisione di Aldo Moro nel 1978,
unico di quel gruppo di brigatisti a non aver fatto
neppure un giorno di prigione. Ma oggi alcuni documenti
ufficiali rivelano per la prima volta i nomi di coloro
che hanno seguito le orme di Casimirri, ottenendo tra
il 1988 e il 1991 un passaporto nicaraguense che li
mette al riparo da ogni pericolo.
A Managua vive con tutti i crismi della legalità,
per esempio, Guglielmo Guglielmi Tommasi, naturalizzato
cittadino nicaraguense il 20 novembre 1989: fa il medico
sotto il naso dell'ambasciata d'Italia, alla quale la
sua presenza «non risulta». In Italia si
faceva chiamare Comancho e guidava le Unità combattenti
comuniste (Ucc). Il dottor Guglielmi, amico di Oreste
Scalzone, è fuggito dall'Italia nel 1979 a bordo
di uno yacht. Era stato condannato a 30 anni di reclusione
per l'uccisione dell'orefice Pierluigi Torregiani e
poi a nove anni per l'uccisione di un missino. Le sue
Ucc avevano assalito anche il centro elettronico della
Montedison a Milano e il Club Méditerranée
a Nicotera in Calabria. Dalle Ucc nacque la Brigata
28 marzo, coinvolta nell'assassinio del giornalista
del Corriere della Sera Walter Tobagi.
A Managua Guglielmi Tommasi, 55 anni, romano, ha vissuto
a lungo con la moglie, Rita Cauli, anche lei in passato
accusata di terrorismo e poi scagionata. Ma in Nicaragua
c'è un'altra celebre pasionaria: Almachiara D'Angelo
Pasqua, nome di battaglia Margherita Colombi, cittadina
nicaraguense dal 12 settembre 1988, ora dipendente di
un ente di cooperazione umanitaria. La D'Angelo, un'altra
militante delle Unità combattenti comuniste,
nel 1984 è stata condannata in Italia a 15 anni
di reclusione. Nel 1978 ha ferito il dirigente dell'Alfa
Romeo Domenico Segala, ma ha avuto un ruolo anche nel
delitto Tobagi. Poche settimane fa sua sorella Annarita
D'Angelo, anche lei in passato arrestata per appartenenza
alle Ucc e poi scagionata, è venuta a trovarla
a Managua per una tranquilla riunione di famiglia.
Quasi tutti gli ex degli anni di piombo, infatti, mantengono
legami stretti con familiari e avvocati. Solo il governo
italiano non sembra in grado di individuarli. «Molti
vivono qui con un nome falso, ma certo non si nascondono.
Circolano liberamente, anche se considerano il terrorismo
un capitolo chiuso. Si sono sposati, hanno una famiglia
e un buon lavoro, magari con le Nazioni Unite o con
il governo nicaraguense», racconta il proprietario
di uno dei tanti ristoranti italiani spuntati a Managua
negli ultimi anni. Il più celebre è il
Magica Roma, a lungo la base di Alessio Casimirri e
del suo amico Manlio Grillo. Casimirri ha appena venduto
per 40 mila dollari la sua quota, mentre Grillo (cittadino
nicaraguense dal 7 aprile '90) è tuttora un azionista.
Grillo è arrivato in Nicaragua dieci anni fa,
dopo averne trascorsi sette in Svezia come «rifugiato
politico». In Italia è stato condannato
a 18 anni di carcere per il rogo di Primavalle, nel
quale rimasero uccisi tra lefiamme due bambini. «Un
incidente di percorso, noi non volevamo uccidere»,
si difende lui con gli amici italiani di Managua, ai
quali racconta anche di appartenere alla casata romana
dei marchesi del Grillo. «Mio fratello è
generale dei carabinieri: se rimetto piede in Italia
mi ammazza», scherza Grillo ai tavoli del Magica
Roma, circondato da funzionari del governo ed ex commilitoni.
L'appoggio econo mico della famiglia, comunque, non
gli è mai mancato.
«E' un duro che però ama la bella vita»,
dicono di lui al night club Josephine, ritrovo dei due
diversi clan della comunità di Los Italianos:
cioè il gruppo dei rivoluzionari e quello - arrivato
in Nicaragua pochi mesi fa - dei craxiani, come l'ex
guru della comunità per tossicodipendenti Saman,
Francesco Cardella, e Gabriele Pillitteri, fratello
dell'ex sindaco di Milano. Cardella, che secondo i giornali
locali ha investito in Nicaragua un milione di dollari,
è sotto indagine per aver acquistato un passaporto
falso. Vive circondato da una piccola corte di ex dirigenti
di Saman nel quartiere Villa Fontana, il più
lussuoso di Managua.
Amico personale di Craxi, condannato in Italia per truffa
aggravata ai danni dello Stato e in questi giorni di
nuovo sotto processo con la stessa imputazione, Cardella
al contrario degli ex brigatisti non ha il passaporto
nicaraguense. La sua è una situazione più
precaria. «Presto se ne dovrà andare.
Credo che abbia scelto un altro Paese dei Caraibi, qui
vicino», confida un suo amico. Cardella, inizialmente,
voleva finanziare la campagna elettorale di Alvaro Robelo,
fondatore del partito Arriba Nicaragua, candidato alla
presidenza e cittadino italiano. Ma ora i due hanno
litigato.
Tra Cardella (a sua volta ex dirigente dell'estrema
sinistra) e
gli ex brigatisti ci sono stati diversi contatti. Dicono
che frequenti
Enrico Maria Castaldo. Cittadino nicaraguense dal 2
aprile 1990, genovese, militante del gruppo Lotta armata
per il comunismo e responsabile di molte rapine e attentati.
Castaldo era rientrato in Italia nel 1982 per approfittare
della legge sui terroristi pentiti. Poi, sbrigate le
pratiche con la giustizia italiana, è venuto
a Managua. Allo stesso gruppo appartiene Daniela Dolce,
naturalizzata il 27 marzo del 1990, latitante dal 1986
e moglie del brigatista Fausto Marini. Oggi la Dolce
ha un buon lavoro ben pagato in un organismo internazionale
di cooperazione. In Italia è accusata di aver
custodito la mitraglietta Skorpion con la quale nel
'78 vennero uccisi due missini.
A Managua ci sono anche Ernesto Maidotti (nome di battaglia
Radames Alberton), Maurizio Amaturgo Leonelli Petazzoni,
Salvatore Napoli e GiovanniLuchessi. Tutti divenuti
cittadini nicaraguensi all'indomani della sconfitta
elettorale dei sandinisti, durante quella che la gente
di Managua chiama la «grande pinata». «In
quei giorni di confusione i sandinisti hanno dato il
passaporto a 200 stranieri legati al terrorismo internazionale:
palestinesi, spagnoli dell'Eta e italiani. Prima di
lasciare il potere hanno distribuito la "pinata",
cioè la cuccagna dei privilegi. Chiunque vantasse
un titolo rivoluzionario ha avuto case, lavoro, denaro
e appunto anche passaporti», dice un imprenditore
italiano.
L'idolo del gruppo, comunque, resta Casimirri, che si
fa beffe dell'Italia anche con l'arma dell'ironia. L'ex
brigatista, infatti, ha scelto di vivere nella Carretera
do Sur, lo stesso vialone dove abita l'ambasciatore
italiano. Tra le due case ci sono esattamente 3.200
metri. Casimirri paga 350 dollari al mese di affitto,
tiene in
giardino tre cerbiatti, manda i due figli a una costosa
scuola tedesca e continua a lavorare per i sandin isti.
«E' il miglior subacqueo del Nicaragua, ha addestrato
le nostre teste di cuoio e ama molto le armi. Ora si
occupa di industria ittica», racconta un vicino
di casa.
Protetto dall'ex ministro degli Interni Tomas Borge,
il governo Chamorro ha cercato di metterlo alle strette
contestando il suo diritto alla cittadinanza nicaraguense.
Ma lui ha fatto ricorso alla Corte Suprema, controllata
dai sandinisti. «Ci sono due possibilità
- dice un amico - o la Corte rinvierà all'infinito
la sentenza o emetterà una sentenza favorevole».
Intanto, l'Associazione per i diritti umani ammonisce:
Casimirri è un perseguitato politico. In febbraio,
durante la visita del Papa, Casimirri è stato
messo sotto sorveglianza perché sospettato di
organizzare attentati.
E per Los Italianos è stato un avvertimento.
In ottobre ci sono nuove elezioni presidenziali: se
vince l'ex sindaco di Managua, il conservatore Aleman,
forse i passaporti verranno ritirati.
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